La ricostruzione dell’area di Via della Madonna dei Monti a partire dalle planimetrie del Catasto Urbano di Roma del 1824

L’area limitrofa alla Chiesa della Madonna dei Monti subì sostanziali modifiche dell’assetto viario e delle tipologie edilizie nel decennio fra il 1873 e il 1883 a seguito dell’applicazione degli sventramenti nel centro storico pianificati nel primo Piano Regolatore di Roma del 1873 e confermati con il Piano Regolatore del 1883 ad opera dell’Ing. Alessandro Viviani, direttore dell’Ufficio d’Arte comunale.

In quegli anni si costruisce Via Cavour dalla stazione al centro realizzando un massiccio intervento di sventramenti e sbancamenti che faranno per molti anni di Via Cavour, lunga 1.350 metri, la via più lunga della nuova Roma.

Fig 1 - Piano Regolatore Generale 1883

Piano Regolatore Generale 1883

I finanziatori e i costruttori, lo stesso apparato burocratico statale che manovrava i finanziamenti erano di origine piemontese, e piemontesi furono i primi abitanti di quelle case che sorsero lungo le nuove vie e nei nuovi quartieri di Roma. I progettisti erano Romani ma assimilarono rapidamente il linguaggio che ritenevano più gradito ai nuovi padroni. Si trattava di case d’affitto di quattro o cinque piani che riprendevano il tipo edilizio che aveva cominciato a diffondersi a Roma in epoca barocca (di cui abbiamo uno splendido esempio, ben conservato, in Piazza degli Zingari) e che a Torino era diventato, dopo il periodo napoleonico, il protagonista dei nuovi quartieri.
Queste “nuove vie si spalancano e si allungano con giovialità meneghina, frescura ginevrina, dirizzura torinese e fasto parigino” (Giovanni Faldella, Roma Borghese, Cappelli, Bologna 1957), queste sono le nuove vie che, nei tratti fondamentali e negli assetti tipologici dei palazzi che le incorniciano, sono giunte fino a noi.

 Piazza degli Zingari

Piazza degli Zingari

E’ quindi lecito chiedersi come fosse fatto questo pezzo di Roma prima della realizzazione di Via Cavour, quali fossero le tipologie edilizie della zona e come si presentasse, in particolare, l’area limitrofa alla Chiesa di Madonna dei Monti, oggetto di studio. Questa ricostruzione storica prende il via dalla ricerca d’archivio delle planimetrie del Catasto urbano di Roma, attivato nel 1824 e nato in parte in funzione della manutenzione delle strade cittadine e in parte, nell’ambito dell’opera di catastazione dell’intero Stato, in funzione alla imposizione della “dativa reale” e dai Brogliardi, registri descrittivi delle proprietà, di Rione Monti. Gli architetti a cui fu appaltata la rilevazione, nel 1818, utilizzarono la pianta del Nolli del 1748, suddividendola in isolati e componendola in fogli di mappa per rione in scala 1:1.000, per un totale di 90 fogli complessivi. La mappa del Nolli già presenta, rispetto alla mappa di Antonio Tempesta del 1593, un’ evidente modifica proprio di fronte alla chiesa della Madonna dei Monti: un fronte di case basse si prolungava, parallelo alle abitazioni di via Madonna dei Monti, fino al vicolo di fronte alla chiesa dei Neofiti, a formare una spina di cui ora rimane solo una traccia della parte terminale, le tre case basse che delimitano via del Pozzuolo.

Stralcio della Pianta di Antonio Tempesta del 1593

Stralcio della Pianta di Antonio Tempesta del 1593

Fig. 3. Stralcio della Pianta del Nolli del 1748

Stralcio della Pianta del Nolli del 1748

Breve storia e descrizione del Catasto urbano di Roma – Il censimento dei fondi urbani della città di Roma assume la funzione di strumento catastale finalizzato all’imposizione di una tassa per la manutenzione delle strade; la tassazione sarebbe stata ripartita su tutti gli immobili compresi nelle mura, in ragione del loro valore. Tale censimento viene infatti promosso con l’articolo 38 del motu-proprio del 10 dicembre 1818 sulla manutenzione delle strade interne, che riorganizza l’intero sistema in base al quale si garantiva la viabilità della città ed il decoro urbano. Gli interventi di manutenzione, fino a quel momento a carico dei proprietari “frontisti”, tra i quali le spese erano ripartite in ragione dell’estensione del fronte-strada di competenza di ciascuna proprietà, saranno da allora affidati direttamente alla Presidenza delle Strade, cui è destinato l’introito della nuova tassa.
Benché, con l’introduzione della dativa reale nel 1801, anche Roma fosse chiamata al pagamento di un’imposta diretta sui beni immobili, sembra che anche l’esigenza di una pianta catastale della città, redatta “uniformandosi al Regolamento dei 22 febbraio 1817” sulla misura e formazione delle mappe di tutto lo Stato, fosse avvertita più in funzione della tassa delle strade che in rapporto al prelievo della dativa stessa. Comunque, anche per Roma si passò da un catasto descrittivo fatto sulla base delle denunce giurate dei possessori, quale il cosiddetto catasto daziale, ad un catasto geometrico particellare elevato a cura del governo.
Per la realizzazione dell’opera si ricorse, come per il resto dello Stato, allo strumento dell’appalto, ed il 24 novembre 1818, per gli atti del notaio Giuseppe Mauri segretario e cancelliere della R.C.A., si stipulò il contratto con gli architetti Gaspare Salvi e Giacomo Palazzi, accademici di S. Luca.
Tra le due scelte, quella di provvedere ad una integrale rilevazione dei fabbricati ex novo e quella di avvalersi della pianta del Nolli (1748), verificandola a correggendola laddove necessario, si optò, come narrato dal contratto stesso, per la seconda: gli “architetti intraprendenti” partirono quindi dalla pianta del Nolli che aggiornarono con le variazioni intervenute tra il 1748 ed il 1819 ed emendarono degli eventuali errori.
Il capitolato prevedeva, inoltre, che la nuova pianta fosse costitutita di tante mappe quante erano i rioni; che tali mappe fossero elevate alla scala 1:1000; che i singoli isolati (“cassoni” o “isole”), a cui si limitava la rilevazione del Nolli, fossero suddivisi nei vari fabbricati e pertinenze di cui si componevano, in modo da “servire agli usi catastali”. Sulla scorta del Nolli quindi, si elaborò alla scala di 1:1000 quel “Rilievo originale a cassoni della città di Roma” eseguito nell’anno 1819 e 20, diviso in 9 fogli, che è citato da un inventario tardo conservato nell’archivio della Presidenza del Censo e che non ci è pervenuto. La fase successiva delle operazioni consistette nella stesura delle piante delle Suddivisioni originali di ciascun rione, nelle quali ogni isola, identificata dal suo numero, è appunto suddivisa nei fabbricati e nelle aree di cui è composta, con l’individuazione grafica dei rapporti di pertinenza che legano gli uni alle altre. Sulla base di tale materiale, mentre si avviava la campagna di stima dei beni con l’accertamento della loro consistenza, dell’uso a cui erano destinati, dell’ammontare della rendita reale o “reperibile” di cui erano capaci, si passò alla redazione delle mappe definitive dei Rioni, alla numerazione delle particelle, e poi alla stesura della serie dei brogliardi originali di ogni mappa: registri descrittivi che recano a fianco di ciascuna particella l’intestazione del possessore, la localizzazione dell’immobile, la sua consistenza e superficie.
Benché il contratto prevedesse la consegna della nuova pianta di Roma entro sei mesi, la complessità dell’operazione, ma ancor più gli ostacoli incontrati per accedere agli innumerevoli conventi presenti nella città, specie di clausura, ed agli edifici delle rappresentanze straniere, allungarono i tempi di esecuzione. Ultimate quindi le operazioni di stima, regolate dal motu proprio citato e dalle Istruzioni ai periti estimatori delle fabbriche di Roma del 22 febbraio 1819, e dopo l’evasione di ricorsi presentati a seguito della pubblicazione di mappe ed estimi, il nuovo catasto fu quindi attivato a partire da 1824 con editto del Segretario di Stato del 4 ottobre 1824.
Le Piante dei rioni sono mappe originali dei rioni, alcune in un unico foglio, altre in più fogli numerati. L’analisi condotta per l’area oggetto di studio ha riguardato più fogli delle Piante del Rione Monti, costituita da 18 parti. In queste mappe i cortili e le pertinenze dei singoli fabbricati sono collegati al rispettivo fabbricato con un tratto ondulato e sono privi di un proprio numero di particella. I monumenti e i ruderi antichi sono tinteggiati in nero, gli edifici in rosa, i corsi d’acqua in celeste. Sono presenti le denominazioni di strade, vicoli, piazze e delle porte della città. In margine alle mappe sono indicate le denominazioni dei rioni confinanti.

Primo foglio della Pianta di Rione Monti

Primo foglio della Pianta di Rione Monti

Stralcio della Pianta di Rione Monti (1824)

Stralcio della Pianta di Rione Monti (1824)

Brogliardi originali – I serie – Sono i registri descrittivi della particelle presenti sulle relative mappe. Uno per ciascun rione, riportano il numero identificativo della particella o mappale (con eventuali numeri subalterni in caso di fabbricati suddivisi in distinte unità), l’ubicazione del fondo con via e numero civico, la tipologia dell’immobile, l’intestazione del possessore, la consistenza del bene e la sua superficie indicata in tavole (1000mq) e centesimi (10mq). Le particelle sono accorpate per isole, ciascuna delle quali è identificata da un proprio numero.

Copertina del Brogliardo di Rione Monti

Copertina del Brogliardo di Rione Monti

La pagina del Brogliardo contenente la descrizione della Particella 1246 relativa alla Chiesa della Madonna dei Monti (Brogliardo Rione Monti – pag.70)

La pagina del Brogliardo contenente la descrizione della Particella 1246 relativa alla Chiesa della Madonna dei Monti (Brogliardo Rione Monti – pag.70)

La ricostruzione dell’area.
I documenti storici ci hanno quindi fornito 2 importantissime informazioni:
1. la Mappa del Rione ci consente di rileggere l’area di studio identificando l’ingombro dei fabbricati, le aree coltivate, i cortili di pertinenza, le vie con il loro nome originario.
2. il Brogliardo ci indica, oltre alle funzioni per alcuni fabbricati, il numero di piani di ciascun corpo di fabbrica.

 Stralcio Catastale  del Foglio 493 - 29 ottobre 2009

Stralcio Catastale del Foglio 493 - 29 ottobre 2009

Il primo documento ci offre quindi la possibilità di un confronto con la planimetria del Nuovo Catasto Fabbricati di Roma del 2009 (Stralcio catastale del Foglio 493).  Da questa sovrapposizione emergono alcuni punti, ecco i principali:
•    la realizzazione di Via dei Serpenti nel tratto di collegamento con Via Cavour ha richiesto la demolizione di due fabbricati su Via Madonna dei Monti dal n° civico 45 al 49, (identificati con i numeri di particella 1095 e 1096 nella pianta catastale del 1824) rispettivamente di 1 e 2 piani di altezza.
•    il fronte stradale di Via Cavour è stato completamente ricostruito secondo lo stile piemontese, la strada è stata realizzata su una striscia di terra che era perlopiù destinata a vigneti e giardini. Lungo il lato sinistro di Via Cavour viene demolita la chiesa della Santissima Concezione (identificata con la particella 1163) prospiciente l’omonimo Monastero.
•    il fronte stradale di Via Madonna dei Monti (allora Via Santa Maria dei Monti) sul lato fronteggiante il Convento dei Neofiti (attuale sede della Facoltà di Architettura di RomaTre) si modifica profondamente nel tempo, probabilmente seguendo il processo evolutivo della casa a schiera così largamente diffuso nel centro storico di Roma. In corrispondenza dell’incrocio con Via dei Serpenti si osserva una profonda variazione dei 2 edifici che chiudono la fila di case a schiera nel 1824. Oltre al fenomeno dell’accorpamento dei corpi di fabbrica si osserva infatti la rettifica del filo stradale secondo un angolo ottuso che lascia spazio al sagrato della Chiesa della Madonna dei Monti.

Sovrapposizione delle due planimetrie catastali (confronto fra il 1824 e lo stato attuale)

Sovrapposizione delle due planimetrie catastali (confronto fra il 1824 e lo stato attuale)

Per comporre un quadro completo delle variazioni occorse all’area di studio è particolarmente importante raccogliere e sintetizzare le informazioni che ci vengono fornite dal Brogliardo del Rione. In particolare, la raccolta dei dati di tutte le particelle dell’area,  ci consente di immaginare come si presentasse Via Madonna dei Monti agli inizi dell’800. Le case erano tutte di 1, 2 piani (Piano Terra e 1° Piano), con pochissime eccezioni a 3 – 4 Piani (Bottega al Piano Terra, Primo e Secondo piano). Queste informazioni ci danno la possibilità di ipotizzare in modo abbastanza preciso anche un alzato delle abitazioni del 1824 e quindi di focalizzare l’attenzione sulla sostanziale variazione, avvenuta nel tempo, delle visuali della zona, in particolare verso il Colosseo.
Via Madonna dei Monti era costituita da edifici di altezza mediamente compresa fra i 3 e i 9 metri (attualmente gli edifici hanno altezze che variano fra i 13 e i 20 metri circa) e il fabbricato più importante dell’area era sicuramente, oltre alla chiesa, il Collegio dei Neofiti, rimasto di fatto invariato nel tempo. Da questo, probabilmente, affacciandosi alle finestre che si aprono su Via Madonna dei Monti era possibile vedere il Colosseo.

Ipotetica ricostruzione dell’area limitrofa alla Chiesa nel 1824

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Sintesi di alcune pagine del Brogliardo di Rione Monti

Fonti Bibliografiche
•    Italo Insolera, Roma Moderna – Un secolo di storia urbanistica 1870-1970, Piccola Biblioteca Einaudi, Torino 1993-2001.
•    Progetto Imago: www.cflr.beniculturali.it/imago – Introduzione di Luisa Falchi

One Response to “La ricostruzione dell’area di Via della Madonna dei Monti a partire dalle planimetrie del Catasto Urbano di Roma del 1824”

  1. mortola scrive:

    molto bene

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